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25 luglio 2013

Siamo veramente stufi di proclami politici di superamento della crisi, dell’ottimismo forzato e della falsa euforia delle Casta.


Siamo veramente stufi di proclami politici di superamento della crisi,  dell’ottimismo forzato e della falsa euforia delle Casta. 
L’Italia è in declino da anni.  Il  PIL è sceso del 7 %  dal 2007. e ancora putroppo si basa su dati soprastimati del settore immobiliare.
Gli ultimi anni, rappresentano la peggiore crisi della storia, ancora più devastante che il periodo tra il 1929 e il 1934.
Lo scorso autunno la fantasia fondata su analisi fantasiose  si spinse al punto che l'allora il primo ministro Mario Monti promise ufficialmente che "le cose miglioreranno l'anno prossimo." Invece il Governo ha ridotto le sue previsioni di crescita per l'anno in corso a meno 1,3 per cento. La Banca d'Italia, la banca centrale del paese, è ancora più pessimista, la previsione di contrazione economica è del 1,9 per cento. 
L’unica soluzione che la Casta ha saputo presentare nel passato davanti a situazioni difficili è stata la svalutazione della Lira, oggi speriamo strada non più percorribile poiché è sempre pesata sui molti per favorire i pochi.  Questi pochi fortunati sono stati, le  classi opion leader che hanno controllato e gestito il popolo e nella logica "dai più soldi a chi ne ha e questi produrrà lavoro". La realtà è che questa politica ha prodotto solo la speculazione economica, la massa di titoli finanziari speculativi, i cosiddetti derivati, e' cresciuta del 7% in un anno (tra dicembre 2011 e dicembre 2012) passando da 116,74 miliardi di euro a 124,95 miliardi. Fonte"La crisi fa crescere i derivati in Italia"' del Centro studi di Unimpresa, che mostra come in piena crisi internazionale e con l'economia piegata dalla recessione, quasi tutti i comparti del nostro Paese sia pubblici sia privati abbiano `giocato' con i prodotti d'azzardo. La crescita complessiva dei derivati in Italia (8,21 miliardi) e' legata sopratutto all'aumento di questo tipo di attivita' finanziarie all'interno dei bilanci delle banche, dove risultavano a dicembre 2012 102,2 miliardi rispetto ai 97,45 dell'anno precedente: 4,7 miliardi in piu' in 12 mesi (+4,9%), vedi derivati, con inoltre una crescente tendenza a produrre elementi di merci di esportazione nel Sud-Est asiatico, Polonia e Turchia.  Molte aziende usano ormai solo le direzioni in Italia necessarie per assemblare parti fatte in fabbriche all'estero. 
l'Italia sta vivendo un "processo senza precedenti di deindustrializzazione" ma senza una strategia compensativa. 
Possiamo individuare in altri settori questa possibile compensazione. Ricerca, turismo, sanità, alimentazione, accoglienza, informatica, conoscenza delle lingue, materie in cui non siamo aggiornati,  purtroppo il nostro paese non è stato preparato.  
La produzione e gli investimenti sono semplicemente non è più competitivi a livello internazionale e questo è dovuto da una eccessiva invadenza da  parte di situazioni  tipo mafia, corruzione, problemi strutturali del paese che  comprendono, oltre al carico fiscale, una gigantesca burocrazia che ostacola quasi tutte le attività economiche, un sistema giudiziario inefficiente che scoraggia i potenziali investitori con le prove che possono durare per decenni, un livello di istruzione relativamente basso e una carenza di infrastrutture caratterizzato da strade piene di buche, un approvvigionamento energetico incline al fallimento, un costante ritardo con i treni e reti di comunicazione obsolete, Come luogo in cui investire ora è il 44 ° nella competitività Center (WCC) Classifica mondiale, sotto le Filippine, la Lettonia, la Russia e il Perù, e solo leggermente sopra la Spagna e il Portogallo.  Una non  politica di marketing del territorio questa ne è la ragione, nella logica di far sempre pagare agli stessi il conto, i salari sono il 15 per cento inferiori a quello dei salari belgi e francesi e il 30 per cento inferiore a quello dei salari in Germania ma in effetti  l'economia italiana deve affrontare una pressione fiscale che è del 20 per cento in più che in Germania così che  i costi unitari del lavoro sono circa il 30 per cento superiori ai livelli tedeschi. Con una riforma delle pensioni che ha aumentato l'età pensionabile a 66, con pensioni  entro i 3000 euro lordi nettamente penalizzanti per le persone anziane, inferiori del 40-anche 50% e senza un'adeguata assistenza sanitaria pubblica, qusto in confronto i  pensionati delle altre economie europee, con l’unica politica  per migliorare le entrate statali di aumentando ancora di più le tasse.  
Si tratta di una situazione pericolosa, in particolare per le piccole imprese le quali comunque non hanno ancora affrontato una logica di economia di scala necessaria per affrontare la concorrenza internazionale. Il circolo vizioso di recessione, con la disoccupazione e la costante diminuzione del potere d'acquisto sta guidando il nostro paese sempre più profondamente in crisi.
 Un rapporto di 26 pagine commissionato dal presidente italiano a quattro "saggi" della politica in Italia ha recentemente elencato le riforme necessarie ma tragicamente nessuna proposta è nuova. L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha incluso un gran numero di suggerimenti, come le riforme del mercato del lavoro, ha inoltre esortato il governo a ridurre la spesa invece di aumentare continuamente le tasse. Ma è stato inutile.
 Nulla si muove, il Paese è fermo,  il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, dice che il paese è superato "già 25 anni alle spalle."
La casta che vuole guidarci è in parte corrotta, in parte ideologicamente testarda  e per lo più disposta al compromesso con le forze di sinistra e di destra profondamente ostili ma unite per mantenere i propri privilegi  con l’imposizione al popolo che non c'era altra soluzione dopo le elezioni in primavera. Intanto Berlusconi rifiuta ciò che "i comunisti" vogliono, e la sinistra si sente allo stesso modo su Berlusconi, con l'attuale amministrazione che sembra incapace di perseguire qualsiasi riforma, situazione che comporta inevitabilmente che il rapporto debito in Italia continuerà a salire.
Quale soluzione davanti a questo stato di cose? La solita già sperimentata che lasci al loro posto la casta e faccia proseguire al fine di mantenere i propri privilegi  caricando sulle spalle già curve di fatica degli italiani il costo della giuda sbagliata della incapacità della casta,  il ritiro dall’Euro e la conseguente svalutazione
Da un passaggio  dalla Lira all’euro in cui abbiamo perso, con un cambio reale di 1.000 Lira = 1 Euro e non  2000 Lire = 1 Euro come il cambio ufficiale. Questo ha arricchito i soliti immobiliaristi e professionisti derubando il popolo, quale ulteriore rapina  si stia tramando la vedremo presto ma questa volta sarà ancor più pesante per noi poiché non vi è più alcuna forza politica, inclusi i sindacati, che difenda realmente i cittadini.
PES ITALIA.info

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