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5 dicembre 2012

Stato-Mafia,

Pubblichiamo l'analisi fatta in Documenti, Voci, Testimonianze
(Un programma di Aurelio Montingelli e Anna Gromova. Pubbbloicato). 
Un analisi che manca sulle pagine della Stampa Italiana ormai abituata a servire e a non fare giornalismo d'inchiesta. 
Il fenomeno Mafia, oltre a umiliare tutti gli Italiani onesti e corretti, umilia da sempre l'immagine del nostro Paese. 
Voler chiudere le porte dei confini, oltre che di terra e di mare, anche delle nostre coscienze, appare ignobile quanto lo è la situazione poco chiara. 
Oggi ancora sentiamo che la Consulta chiede di distruggere le intercettazioni di Napolitano perché il conflitto di attribuzione c'è e  così  accoglie ricorso del capo dello Stato. Questo sostenendo che non spettava alla Procura di Palermo valutare le telefonate tra il Presidente della Repubblica e l'ex ministro dell' Interno Mancino, ed altrettanto grave è stata la mancata richiesta al giudice dell' immediata distruzione dei nastri ai sensi dell'articolo 271 del codice di procedura penale.
Sandro Pertini
I giovani non hanno bisogno
 di discorsi, ma di esempi di onestà.
In un momento così delicato per il nostro popolo sottoposto a indegni atti di sussidiarietà da parte del potere, da violenze incomprensibili, da dimenticanze vergognose, da corruzione, malaffare e evasioni fiscali. Tra ricchi inutili e incapaci che vivono solo nella speranza di una guerra per  poter mantenere gli stati di privilegio, diventa  impossibile comprendere  ancora altri sacrifici e umiliazione.
La nostra vergogna è evidente  siamo stufi di sentirci appellare" Italiano? Mafia!" ovunque e dovunque nel mondo. Siamo un popolo onesto e laborioso da sempre umiliato sfruttato dai potenti ridateci la nostra Libertà!
Napolitano si dimetta subito e affronti il giudizio da cittadino e non da monarca!
W L'Italia Democratica e Libera!
Ecco l'analisi:


Nel ventesimo anniversario della tragica fine dei giudici Falcone e Borsellino i media italiani e di tutto il mondo hanno dedicato migliaia di pagine all’avvenimento che segna indubbiamente la sconfitta dello stato nella lotta contro la mafia.
In quell’occasione La Voce della Russia tentò di ricostruire la storia della mafia al fine di poter comprendere le vicende quotidiane fatte di uccisioni giornaliere di criminali e cittadini innocenti che dopo le fiaccolate di rito vengono dimenticate da una società anestetizzata.
Allora la mafia si muoveva a colpi di tritolo le cui risorse sembravano inesauribili.
Il 12 novembre scorso a Palermo e’ stato arrestato un pescatore di 57 anni che venti anni fa forni’ alla mafia la mezza tonnellata di tritolo servita per far saltare in aria l’autostrada su cui stavano transitando le vetture blindate del giudice Falcone e della sua scorta.
L’arresto di Cosimo D’Amato chiarisce l’interrogativo sulla provenienza di quell’esplosivo.
Il pescatore lo ricavava in mare dai residuati bellici della seconda guerra mondiale.
Una notizia confortante che esclude il dubbio su una connivenza delle Forze Armate.
Perché’ sull’ormai famosa trattativa fra stato e mafia non ci sono piu’ dubbi.
Lo afferma Claudio Martelli che venti anni fa era ministro della giustizia, lo affermano le procure di mezza Italia, lo dimostrano le intercettazioni eccellenti di questi ultimi mesi.
Un punto fermo e’ stato posto ai primi di novembre di quest’anno quando la Procura di Palermo, in data 7 novembre 2012, ha inviato al giudice dell’Udienza preliminare il documento n.11719/12 con cui il procuratore Antonio Ingroia, assistito dai sostituti procuratori Lia Sava, Antonino Di Matteo, Francesco del Bene e Roberto Tartaglia chiede il rinvio a giudizio di una folta schiera di imputati protagonisti e incaricati di quella trattativa.
Leggiamo:
Si tratta del primo procedimento penale incentrato sulla c.d “ trattativa Stato-mafia, che ha fatto emergere ipotesi di reato a carico di importanti uomini politici e di alcuni dei vertici nazionali dei piu’ qualificati apparati investigativi del paese.”
Questo documento non ha suscitato pero’ grandi emozioni e la quasi totalita’ dei media ha cercato di banalizzarne la portata e deviando il discorso sulle intercettazioni ha trovato spunto per nuove polemiche fra i partiti politici.
Eppure le accuse sono precise.
Leggiamo:
La trattativa, dal lato di cosa nostra, venne originariamente gestita direttamente dall’odierno imputato Salvatore Riina, all’epoca capo assoluto del sodalizio mafioso, mentre da parte dello Stato, venne condotta da alcuni alti ufficiali dei Carabinieri,ovvero il comandante del Ros Gen.Antonio Subranni, il suo vice Col. Mario Mori e il Cap. Giuseppe De Donno, a loro volta investiti dal livello politico ( ed in particolare dal sen. Calogero Mannino, all’epoca ministro in carica ed esponente politico siciliano di grande spicco che contattarono Vito Ciancimino....nel pieno dispegarsi della strategia stragista”.
Oggi i vertici in carica negano l’evidenza dei fatti suffragati dalle testimonianze di numerosi protagonisti di quegli anni.
Accettare la realtà significa che lo Stato riconobbe nella Mafia un soggetto politico, un nemico non da combattere, ma con cui trattare.
La trattativa ci fu e la mafia pose fine alle stragi.
Ma quali furono i patti? Cosa chiedeva e riceveva in cambio la mafia?
Nel documento della Procura di Palermo con poche righe si fa cenno alla cosiddetta controprestazione in termini di allentamento della stretta repressiva, specialmente sul fronte carcerario in materia di 41 bis.
Ma sono righe esplosive!
Leggiamo:
“Ma certamente l'allentamento sul fronte carcerario... non poteva esaurire l'iter della trattativa che, dalla parte dei capi di Cosa Nostra, aveva ben più ambiziosi e duraturi obiettivi,mirando ad ottenere garanzie a tutto campo, con la stipula di un nuovo duraturo patto politico-mafioso.
Ed è per questa ragione che le minacce di prosecuzione della stagione stragista non si arrestarono e proseguirono fintanto che, subentrata la Seconda Repubblica ed insediatasi una nuova classe politica dirigente con la quale “trattare“, all'ultima minaccia portata al neo-Governo Berlusconi tramite il canale BAGARELLA-BRUSCA-MANGANO-DELL'UTRI, seguì la definitiva saldatura del nuovo patto di coesistenza Stato-mafia.”

“Ed è per questa ragione che le minacce di prosecuzione della stagione stragista non si arrestarono e proseguirono fintanto che, subentrata la Seconda Repubblica ed insediatasi una nuova classe politica dirigente con la quale “trattare“, all'ultima minaccia portata al neo-Governo Berlusconi tramite il canale BAGARELLA-BRUSCA-MANGANO-DELL'UTRI, seguì la definitiva saldatura del nuovo patto dicoesistenza Stato-mafia.”
Con queste parole si conclude il documento 11719/12 del 7 novembre 2012 con cui il procuratore di Palermo Antonio Ingroia si rivolge al Giudice dell’Udienza preliminare per chiedere il rinvio a giudizio di una folta schiera di imputati eccellenti che hanno guidato, favorito e portato avanti la trattattiva Stato-Mafia.
Sono nomi che contrassegnano la storia di quei fitti legami che la mafia seppe intrecciare con la società con il sangue e con il denaro.

Leoluca Bagarella e’ in carcere dal 1995 per scontare quattro o cinque ergastoli sempre che la misericordia lo faccia vivere in eterno o che qualcuno non lo rimetta in liberta’ per buona condotta.
La notorietà di Bagarella era limitata al clan dei corleonesi, si sapeva che si era legato a Toto’ Riina e Bernardo Provenzano, ma il 21 luglio del 1979 conquisto’ la prima pagina di tutti i giornali nazionali.
Aveva ucciso in un bar il poliziotto piu’ celebre di Italia, Boris Giuliano, il capo della Squadra Mobile di Palermo, colpevole di aver avviato una indagine in cui aveva accertato che disponeva di numerosi libretti al portatore intestati a Michele Sindona il banchiere avvelenato in carcere dopo essere stato condannato all’ergastolo.
Ma che prima era stato uno degli uomini piu’ potenti della finanza internazionale.
I legami della mafia con l’alta finanza hanno un cuore antico.
Infatti con la sua Banca Privata Sindona poteva contemporaneamente amministrare il traffico di eroina della Famiglia Gambino, curare gli affari dello IOR, la sempre chiacchierata banca vaticana, legarsi al Banco Ambrosiano di Calvi, mentre Andreotti salutava in lui il salvatore della lira e l’ambasciatore americano in Italia, John Volpe, nel 1974, lo nominava uomo dell’anno.
I libretti al portatore di Michele Sindona a disposizione di un killer della mafia dimostravano che certa finanza, certa politica e certe istituzioni potevano tranquillamente coesistere allora come oggi fino a defilamenti dell’ultima ora.
Giovanni Brusca, autore di almeno centocinquanta delitti, come ha riconosciuto lui stesso, e’ diventato famoso però per aver premuto il tasto del telecomando che fece esplodere la mezza tonnellata di tritolo della strage di Via Capaci e dopo il suo arresto per essere diventato la dimostrazione vivente della trattativa stato-mafia, oltre che suo oggetto e soggetto.
Egli infatti si e’ trasformato in collaboratore di giustizia e la sua detenzione diventa una villeggiatura con frequenti gite al mare per incontrare la famiglia.
Difficile dire in che cosa abbia collaborato con la giustizia o se l’abbia depistata.

Il direttore del carcere ha sempre sostenuto che Brusca è un detenuto modello che grazie ad una condotta esemplare può godere dei benefici previsti dalle leggi.
Chissà se domani non scopriremo motivazioni diverse dalla cristiana misericordia sempre invocata per rimettere in libertà i criminali mafiosi!

Bagarella e Brusca rappresentano i legami che la vecchia mafia seppe intrecciare con i protagonisti della cosiddetta prima repubblica.
Vittorio Mangano sembra essere stato invece un anello di congiunzione fra la prima e la seconda repubblica e forse tra la mafia vecchia e nuova.

PES MILANO

In Italia, in this moment Estremamente difficile ormai di oligarchia, la Segreteria PES decide di pubblicare, ALCUNE delle Più significative e spontanee voci di internet, omettendone la fonte per non dare spazio a provocazioni anti-Democratiche, da zona Qualsiasi Parte esse vengano

This al bene di garantire il Principio della libertà, Che Termina quando INIZIA Quella dell'altro, e sul Principio dell'attraenza del bene e della involontarietà del male (Socrate); ribadendo il Che, L'Uomo Nel Suo COMPORTAMENTO morale Si sente Responsabile delle Sue azioni, quando ESSA SI Realizza Mediante ONU Processo dialettico che attraversa le Istituzioni Politiche Democratiche Trasparenti, Cosa Ormai offuscata in this Italia di assolutistica Sussidiarietà also Nella Comunicazione multimediale, la colomba negata censura dell'Informazione impedisce OGNI Evoluzione Democratica partecipativa del pensiero, occupando Gli Spazi di grande ascolto, cosi marginando OGNI espressività Fuori dal coro gestito dal Potere.

Con amicizia socialista.

PES MILANO